L’entrata in vigore della direttiva NIS2 ha esteso significativamente il perimetro degli obblighi di sicurezza informatica per le imprese italiane, includendo settori prima non regolamentati e introducendo requisiti stringenti su continuità operativa, gestione degli incidenti e sicurezza della catena di fornitura.
In questo scenario, la scelta dell’infrastruttura fisica su cui poggiano i sistemi informativi non è più una decisione puramente tecnica, ma una componente diretta della strategia di compliance.
Perché TIER III e TIER IV fanno la differenza
La classificazione Uptime Institute definisce standard misurabili di resilienza infrastrutturale. Un datacenter TIER III garantisce manutenzione concorrente su tutti i percorsi di alimentazione e raffreddamento; un TIER IV aggiunge la tolleranza al guasto singolo, con disponibilità nominale del 99,995%.
- Ridondanza N+1 o 2N su UPS, generatori e sistemi di climatizzazione
- Percorsi indipendenti per alimentazione elettrica e connettività
- Controllo accessi biometrico e videosorveglianza continuativa
- Compartimentazione antincendio e sistemi di spegnimento a gas inerte
Cloud privato su base colocation
Sulla piattaforma di colocation è possibile costruire architetture di cloud privato che coniugano l’elasticità del modello IaaS con il controllo tipico dell’infrastruttura dedicata. Isolamento hardware, policy di rete personalizzate e piena sovranità del dato consentono di soddisfare requisiti settoriali specifici, dal finance alla sanità.
Disaster recovery e continuità operativa
La replicazione geograficamente ridondata tra siti distinti è il pilastro della continuità operativa richiesta da NIS2. Le architetture attive-passive o attive-attive permettono di definire contrattualmente:
- RPO (Recovery Point Objective): quantità massima di dati persi tollerabile
- RTO (Recovery Time Objective): tempo massimo di ripristino del servizio
- Procedure di failover testate periodicamente e documentate
Documentare la conformità
Per le organizzazioni soggette a NIS2, disporre di un fornitore infrastrutturale certificato semplifica considerevolmente la produzione della documentazione richiesta dagli organismi di vigilanza: certificazioni ISO 27001, report SOC, evidenze di test di continuità e log di accesso costituiscono elementi direttamente utilizzabili nei processi di audit.
L’infrastruttura, correttamente progettata, diventa così una leva strategica di riduzione del rischio, non un centro di costo.
